Nel corso della storia, ci sono stati tanti esempi di costrutti umani. Possiamo pensare per esempio alla tecnologia, alla cultura, anche a cose concrete come associazioni di cricket e così via.

Con il passare del tempo però, si è manifestata una situazione particolare: alcune cose ci sfuggono di mano, ed è vero che noi possiamo comunque influenzarle in qualche modo, ma non vediamo i risultati che ci aspetteremmo. Siamo perciò limitati a guardare passivamente lo svolgimento delle cose, essendo oggetti e non soggetti, nella nostra piena impotenza davanti a legge animate da tutti e con la faccia di nessuno.

Le origini: il sistema Hegeliano

Forse il contributo più importante per la filosofia del mondo occidentale, Hegel fu il primo a constatare che la società creava sé stessa e le sue forme: esse comprendevano lo Stato, il Mercato, la Religione e così via. L’uomo usciva “fuori di sé”, oggettivando alcune forze che erano fondamentalmente radicate in lui e perdendo il suo controllo di esse, essendosi loro separate dal soggetto creatore.

Per un rimando concreto, vi invito prima a leggervi il primo e il secondo articolo sulla proprietà, in modo da capire con più immediatezza cosa intendo dire.

Secondo Hegel perciò l’uomo tendeva a creare con la sua attività a creare determinate strutture che poi gli “sfuggivano di mano”, davanti alle quali rimaneva passivo. Il processo dell’alienazione è fondamentale per comprendere la sua filosofia, perché è il concetto cuore del secondo “momento” della dialettica dello spirito, la antitesi o negazione, proprio attraverso l'”uscita di sé”. Consiglio la lettura di questo articolo per chiarire ulteriormente le idee.

Hegel trovava però che l’alienazione fosse un processo inevitabile e necessario per l’uomo, non essendo nemmeno necessariamente negativo: la concezione dell’Entfremdung, come vedremo, sarà fondamentalmente diversa da come sarà per Marx.

Marx però non sarà l’unico filosofo ad occuparsi dell’alienazione come questione centrale del suo pensiero, l’intera Sinistra Hegeliana prenderà a cuore il tema producendo pensatori come Stirner, che identificava l’alienazione con gli “spettri” e le idee estraniate, Feuerbach che trovava nella Religione una fondamentale alienazione umana e naturalmente Marx.

Perché l’alienazione è un male ?

La Sinistra Hegeliana vide da subito come l’Entfremdung fosse un elemento da eliminare nelle società umane, trovando in essa uno dei più grandi limiti dell’espressione dell’uomo.

Riprendendo infatti il discorso di Stirner la proprietà è qualcosa su cui abbiamo pieno controllo e, per questo motivo, diventa mezzo di espressione della nostra unicità. Se non abbiamo controllo su nulla infatti non possiamo influenzare come vorremmo noi il mondo, né tantomeno riuscire a soddisfare appieno i nostri bisogni, siccome in tutto quello che ci accade noi siamo elemento passivo a cui succedono le cose (non soggetto bensì oggetto, ricollegandoci a Hegel).

L’incapacità di controllare la propria vita genera un enorme quantità di manifestazioni di disagio, che per Marx e Feuerbach prendono anche forma sotto la Religione. È indispensabile la frase di Marx:

La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo.

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola.

La religione perciò manifesta un problema sottostante, che evidentemente viene gestito non attraverso la sua risoluzione (in quanto appunto siamo impotenti nei suoi confronti) bensì attraverso un suo aggiramento nell’aldilà. In un certo senso, il materialismo storico non sarebbe necessario per interpretare la storia se non ci fosse l’alienazione, in quanto l’uomo sarebbe cosciente delle sue azioni. Quello invece che ci succede è che noi stiamo creando certe strutture, e non sappiamo nemmeno come.

L’analisi Marxista

Marx propone una visione fortemente umanista della realtà, anche se non antropocentrica: l’uomo è intrinsicamente una creatura che, tramite la sua attività produttiva, plasma il mondo intorno a sé a suo piacimento e riflettendosi nel prodotto da lui creato.

Possiamo osservare la differente relazione che sussite nell’attività produttiva animale e quella umana:

Anche l’animale produce: esso si costruisce un nido, delle abitazioni, come le api, i castori, le formiche ecc.

Ma esso produce soltanto ciò di cui abbisogna immediatamente per sé e per i suoi nati; produce parzialmente, mentre l’uomo produce universalmente; produce solo sotto il dominio del bisogno fisico immediato, mentre l’uomo produce anche libero dal bisogno fisico e produce veramente soltanto nella libertà dal medesimo

La linea che possiamo tracciare infatti è che l’uomo, a differenza dell’animale, ha bisogno di dare un senso alla propria vita e riesce farlo attraverso l’espressione della sua natura e volontà tramite l’attività produttiva, che essa sia materiale, culturale o altro.

Il capitalismo però non ci permette di dare ambito alla nostra natura creativa, in quanto i mezzi di produzione non sono di tutti, bensì solo di una classe: tutti gli altri sono destinati ad adeguarsi pur di sopravvivere (“vendendo” la loro vita al capitalista in cambio dei mezzi di sopravvivenza), venendo forzati in una relazione che di libero ha ben poco. Possiamo collocare questo tipo di relazione infatti all’interno del materialismo storico dal punto di vista della necessità di alcuni di sopravvivere, degli altri di ottenere profitto.

Il lavoratore è privato di qualsiasi controllo su cosa produce, su come lo produce e su quello che produce: è semplicemente un mezzo destinato ad essere usato per un fine, venendo privato di tutto il resto a causa della proprietà privata del capitalista che gli dà il diritto di appropriarsi del prodotto e di gestire il processo produttivo. L’uomo, che sia operaio, funzionario, cassiere o cuoco, è un estraneo il cui unico obiettivo è bruciare quelle 8 ore al giorno in virtù delle altre 8 in cui è libero. Marx nel corso dell’analisi svolta nei Manoscritti Economico-Filosofici del 1844 trova 4 tipi di alienazione principale:

1. Alienazione dall’Essere-in-Specie (Gattungswesen): Il lavoratore compie un’attività che non vorrebbe fare o che non porta nessun senso alla sua esistenza. Un esempio può essere un operaio che avrebbe voluto fare l’artista.

2. Alienazione dal Prodotto: Nonostante il prodotto sia creato dal lavoratore, egli non ne è proprietario e talvolta non può nemmeno permettersi di comprarlo col suo stipendio, drenando le 8 ore di lavoro di qualsiasi senso di soddisfazione personale.

3. Alienazione dal Processo Produttivo: il lavoratore, nonostante sia un agente del processo produttivo, è soltanto una risorsa da essere dislocata qui o lì, senza avere neanche la possibilità di decidere come debba essere coordinata la sua attività.

4. Alienazione dalle Persone: Il risultato della competizione tra i lavoratori per i posti di lavoro e status porta ad uno stato di conflitto e solitudine dell’individuo.

Il capitalista nel frattempo può permettersi di sfruttare il lavoratore grazie al possesso dei mezzi di produzione (cui diritto è determinato dalla legge, spalleggiata dalla forza dello Stato), con la quale si accaparra il diritto di possedere il prodotto del processo lavorativo in quanto sono di sua proprietà le materie prime e i mezzi di produzione; come abbiamo visto, anche quelle “8 ore di vita al giorno” del lavoratore sono di sua proprietà, in quanto acquistate in cambio dello stipendio.

Ciò significa che il capitalista, in un sistema isolato, potrebbe vivere di rendita e senza alcuna preoccupazione. Questo però non si verifica in quanto esiste il fenomeno della concorrenza, ovvero una costante competizione nella quale ogni agente economico tenta di sopraffare l’altro, atomizzando ancora di più l’individuo (stavolta indipendentemente dalla classe sociale a cui appartiene) sia con i membri della propria classe sociale, come nel caso dei lavoratori per i posti di lavoro e per i capitalisti per vendere i prodotti, sia con i membri delle classi avverse, come nel caso del tira e molla tra lavoratori e capitalisti per aumentare salari e diritti o aumentare i profitti e il controllo sul posto di lavoro.

Talvolta le persone sono addirittura forzate ad assumere dei comportamenti che di loro volontà non avrebbero mai avuto a causa della competizione, forzando ad esempio i lavoratori ad accettare salari meschini pur di sopravvivere o a cercare lavori improbabili. Anche il capitalista è costretto a fare di tutto pur di sopravvivere, anche se nel suo caso la questione è solo morale grazie alla sua disponibilità superiore di risorse, cosa che il lavoratore non ha.

Questa corsa contro il vento però non ha il minimo di senso, in quanto le persone che non vogliono parteciparci vengo comunque coinvolte in quanto le altre persone ci partecipano. Ciò che servirebbe, e che non abbiamo ancora fatto per mille e nessun motivo, è fermarsi e chiedersi a cosa serve tutto questo, perché bisogna lottare tra di noi quando si potrebbe cooperare e si potrebbe vivere meglio. Questo è un meccanismo sociale autoreplicante, valido anche per il rapporto proprietà privata-lavoro, che sarà molto importante negli articoli sociologici che farò in futuro.

Per concludere, possiamo notare che a prescindere dalle condizioni di vita al di fuori del lavoro, i lavoratori (che in Italia sono il 38% della popolazione totale) vivono una vita tendenzialmente insoddisfacente per metà della loro giornata, senza considerare che tornati da lavoro hanno bisogno di riposare e di riprendersi dallo sforzo fisico che spesso porta anche a importanti conseguenze di salute. In rapporto, gli imprenditori (comprendenti anche le aziende a conduzione familiare) sono il 0.0038% della popolazione in Italia.

Abbiamo visto come l’individuo, già solamente a causa del sistema economico, viene assolutamente schiacciato tra forze al di là del suo controllo. Nei prossimi articoli approfondiremo altri meccanismi intrinseci del capitalismo che portano alla sua stessa negazione, in funzione di una società nuova e, finalmente, su misura per l’uomo.

Alla prossima!