L’uomo deve rifiutare qualsiasi limitazione ed imposizione ideale su di sé, in modo da essere completamente libero di seguire la propria volontà e di conseguenza di esprimere la propria unicità.

Questo come va a influire sul tessuto sociale, politico ed economico ?

Unico: l’inizio e la fine

Come abbiamo visto, qualsiasi azione a cui l’individuo sia costretto non solo lo fa soffrire impedendogli di esprimere sé stesso, ma lo fa senza portargli vantaggio.

Le associazioni sono il nucleo socio-politico per eccellenza per una società libera da imposizioni, in quanto ogni azione è intrapresa volontariamente: gli scambi tra individui ad esempio non subiscono nessun intervento di terzi indesiderato.

Non esisterebbero doveri o piaceri scelti da altri nei nostri confronti, ciò che facciamo è frutto della nostra volontà sincretizzata con i nostri mezzi.

Si configura una società dove l’individuo è sia l’inizio sia la fine di tutto: l’individuo (e non altri per lui) vuole, è inizio dell’azione, e l’individuo beneficia (e non altri per lui) ed è fine dell’azione.

Anarchia. Pensandola ci viene in mente caos, costante lotta, disordine.

La realtà è un’altra: etimologicamente significa “senza-governo”, non nel senso che vige il caos bensì un’assenza di “potere di qualcuno su qualcun altro”, ovvero governo. Non c’è nessun altro che governa l’individuo, se non egli stesso: il fatto di rinunciare a certe libertà in favore di altre è una scelta non imposta e anzi perseguita dalla volontà stessa dell’Unico. Questo non può che tradursi in anarchia perché altrimenti resteremmo governati e succubi.

Questo influisce sulla questione della proprietà ? Sì, in quanto proprietà è quello che è in nostro potere.

La posizione di proprietari di noi stessi e della nostra proprietà porta anche oneri, oltre ad onori: infatti, se la proprietà è determinata dal potere, ci sarà sempre qualcuno che proverà a prendere la nostra proprietà per renderla sua. Possiamo volere poco e tenercelo stretto, o volere anche tutto il possibile e non scendere a compromessi con nessuno. Questo significa che in quanto individui proprietari adesso dobbiamo difendere la nostra proprietà: possiamo isolarci e provare a diventare degli ossi duri da noi, ma la scelta più ovvia è la struttura nucleare fondamentale della società anarco-individualistica: l’Unione di Egoisti.

La creazione di associazioni libere di individui infatti andranno a proteggere collettivamente le proprietà di tutti i loro membri che decidessero di unire le loro forze. Questo andrebbe, nel lungo termine, a ricreare morfologicamente un tipo di struttura statale, questa volta con la differenza che socialmente la posizione del cittadino è un’altra, ovvero lo Stato è proprietà del cittadino, potendo egli fare ciò che vuole della sua proprietà. Non si andrebbe a cancellare la legge fondamentale della natura, la Legge del Più Forte, semplicemente verremmo a scontrarci con essa quotidianamente, potendo comunque decidere di associarci con altri per poterci proteggere sommando le forze con altri.

Trovo estremamente evidente questo meccanismo nello scenario della politica internazionale, dove non ci sono strutture che possano imporre agli Stati un volere estraneo a quello dello Stato stesso. Gli Stati fanno qualsiasi cosa a proprio vantaggio, non hanno diritti né doveri imposti e sono sostanzialmente proprietari di sé stessi, anche se chiaramente ci sono Stati più forti di altri che predominano per via naturale di potere e non in maniera sistematica. Addirittura gli Stati si contendono costantemente la loro proprietà a vicenda, proprio in quanto entità proprietarie.

Essi si uniscono e si separano quando vogliono, creando associazioni ed essendo liberi di lasciarle a volontà. Ma se gli Stati devono essere sovrani di loro stessi, perché non deve esserlo a maggior ragione l’individuo ?

Una società finalmente libera ed emancipata da Ideologia, Religione, Moralità e Stato. L’Unico è finalmente sovrano di sé stesso e del Suo mondo.

Ma Marx dice: “Non così in fretta”.

Alla prossima!