Quanto spesso al giorno d’oggi le persone si dichiarano atee (o anche agnostiche), deridendo coloro che invece sono credenti nelle religioni ?

“Che credenze stupide, è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio”

Nel loro tentativo di emancipazione hanno però mantenuto il fondamento della Religione, non tanto il “sollievo” quanto quel codice di comportamento che caratterizza le azioni di un fedele, il codice morale.

La religione è stata per secoli il mezzo della lotta dell’universo di spiriti immortali e puri contrapposti alla “corruzione” mondana, venendo progressivamente sostituita proprio dalla moralità areligiosa.

Nell’antichità spiegava i perché del mondo fenomenico, facendo poi nascere il mondo spirituale ebraico (onnipotente e puro) e si trasformò ancora con il Cristianesimo: l’autorità divina non era più astratta, bensì cominciò ad identificarsi con l’Uomo, ora responsabile delle sue azioni tramite il senso del peccato e talvolta in lotta coi propri desideri.

Con il Cristianesimo medievale questa tendenza raggiunse l’apice: il mondo era ormai una manifestazione temporanea e corrotta di uno Spirito infinitamente potente e in eterna trasformazione. L’Umanesimo invece cambiò tutto, avviando lo spodestamento di Dio nel senso di Dominus da parte dell’Uomo che ora era al centro del mondo.

Si diffuse quel sentimento di Umanitas, di “spirito umano”, di fondamentale superiorità intellettuale dell’uomo nei confronti di tutto il resto, dando valore non tanto all’individuo quanto invece alla “categoria” di uomo. Culmine assoluto, maestoso e indiscutibile del sentimento intimo di Umanitas fu l’Illuminismo: l’Uomo finalmente si è emancipato nei confronti di Dio, ed è ora libero da ogni irrazionalità.

Libertà, virtù e industriosità intanto presero piede nell’ambiente borghese del ‘700 e dell’800, influenzato fortemente (se non generato) dalla Riforma Protestante e dai valori da essa rispettati: l’Uomo deve essere un buon Cristiano e un buon Cittadino. Si delinea infatti il Nazionalismo, sentimento di adorazione e di sacrificio nei confronti della Patria, nato dal Romanticismo Tedesco in risposta al cosmopolitismo Illuministico. Il Romanticismo si rifugiò in un mondo di spettri e di idee mentre si allontanava dall’Illuminismo, restituendo quella sfera “mistica” (più che religiosa) all’Uomo.

Nel ‘900 abbiamo visto l’ascesa dei Nazionalismi, diventata poi una lotta spietata tra ideali: la prima ha obiettivo principe il denaro, entità materiale per eccellenza, mentre la seconda si appella a quell’Umanitas calpestata ma rinvigorita dall’eccessiva materialità.

Ci siamo portati nel corso dei millenni un fardello morale nel cuore. Non è forse l’ora di liberarcene ?

Quando smetteremo di limitare la nostra libertà e i nostri desideri ?

Quando capiremo che sacrificare il nostro tempo e le nostre fatiche per degli spettri è uno spreco di quel bene così prezioso e unico che abbiamo ?

Per realizzare appieno le sue capacità, per sviluppare definitivamente la propria libertà, l’Uomo deve distruggere le catene della moralità, del pudore, del timore di Dio e degli altri uomini.

L’individuo è sempre stato dominato da altro o da altri: ma chi accetta davvero che le regole le imponga qualcun altro? Chi tollera che gli uomini non siano ugualmente liberi? Chi non desidera essere padrone di sé stesso ?

Si giunge così allo stadio finale dell’emancipazione di questo essere che è l’individuo: il codice morale, la fede religiosa, l’avidità e tutti gli altri spettri che ci siamo inventati non devono più essere imposti.

Mai più “Vorrei, ma non posso”, mai più tabù e mai più dogmatismo, in quanto l’eventuale scelta di sottoporsi a queste cose deve essere esclusivamente conseguenza della libertà dell’individuo che così potrà esprimersi come è davvero – Unico.

Ispirato da “L’unico e la sua proprietà” di M. Stirner